Category

Rassegna stampa

IN MM In prima linea nelle emergenze grazie ai sistemi di tracciamento

Contesti drammatici come quelli relativi a terremoti, alluvioni, slavine o attentati terroristici, mettono il personale medico coinvolto
nei soccorsi in situazioni altamente complesse. Per questo da più di dieci anni IN MM (acronimo della latina In manibus meis),
fondata da Sabrina Menghini,è attiva nel fornire a strutture civili, sanitarie e militari, sistemi informativi
altamente tecnologici.

Lo scopo è quello di migliorare sensibilmente la gestione e comunicazione dei dati nelle procedure di soccorso, nel trasporto dei pazienti e nel monitoraggio continuo degli stessi. Il tutto, come ricorda il responsabile del servizio alla clientela Ascanio Ciriaci, per garantire supporto agli operatori impegnati in situazioni ad alto rischio, e in cui il numero di pazienti da soccorrere supera la soglia oltre la quale possono essere assistiti efficacemente.

I software sviluppati rilevano spostamenti e stato di salute dei pazienti durante grandi calamità

SISTEMI INFORMATIVI

Il focus principale di IN MM, come detto, sta nell’ideazione e preparazione di sistemi informativi dedicati a situazioni emergenziali, in particolare in ambito pre-ospedaliero. Dunque un’attenzione rivolta a tutto ciò che avviene al soggetto ferito prima che giunga nelle strutture sanitarie per essere curato. Le tecnologie sviluppate dagli ingegneri di IN MM, in collaborazione con professionisti esterni insieme ad università e istituti di ricerca
per la validazione dei sistemi, sono concepite specialmente per contesti di maxi emergenza. Rientrano nella definizione quelle calamità e grandi eventi che spesso sono raccontate nei telegiornali, e in cui il personale medico e militare in soccorso deve assistere in poco tempo tantissimi soggetti,
spesso con scarsi mezzi a disposizione. Attraverso software intesi sia all’interno di un server centrale gestito dall’ente di soccorso, ma anche
come vere e proprie applicazioni per smartphone e pc, avviene un tracciamento dei soggetti dal luogo dell’evento fino all’ospedale.

 

CODICI PER LA RILEVAZIONE

La rilevazione riguarda in primo luogo gli spostamenti dei pazienti tra diverse strutture, basti pensare alle cliniche da campo disposte rapidamente nelle zone colpite dal disastro. Qui è fondamentale un supporto tecnologico che metta ordine nella gestione dei flussi di persone da trattare. Per questo i sistemi di IN MM si basano sull’assegnazione di codici univoci per ciascun paziente, grazie ai quali viene tenuto un registro dei vari passaggi affrontati nella situazione d’emergenza. A questa si aggiunge poi l’utilizzo di altre tipologie di codice, con le classiche colorazioni progressive per segnalare la gravità del quadro clinico individuale, indirizzando così gli operatori sanitari nell’approccio da tenere.

 

ULTIMI SVILUPPI

Anche in risposta alla sfida sanitaria del virus Covid-19 IN MM ha sviluppato Genus Kit, una piattaforma innovativa per il monitoraggio da remoto dei parametri vitali dei pazienti. Una soluzione altamente tecnologica per supportare l’attiva dei medici impegnati nell’emergenza attuale, che potranno così adottare forme di controllo a distanza sullo stato clinico dei malati, con minori spostamenti e tempi d’attesa.

IN MM: tecnologie assistenziali

La sfida sanitaria della seconda ondata pandemica del virus Covid19, che stiamo fronteggiando, ha per la IN MM (In Manibus Meis) il punto cardine nella rinnovata gestione organizzativa intraospedaliera e punti altrettanto cruciali nella gestione e controllo a domicilio dei pazienti paucisintomatici e nell’implementazione degli esami e visite a distanza dei pazienti non Covid19, con il fine di ridurre gli accessi nelle strutture sanitarie e contenere il rischio di infezione. 

Lo sforzo è quello di limitare il rischio evidenziato durante la prima ondata pandemica, quindi il prolungamento dei tempi di attesa, procrastinando gli appuntamenti, ovvero generando il rallentamento di diagnosi e cure mediche, soprattutto delle patologie croniche e tumorali. 

Un potente contributo lo offrono le tecnologie per il controllo a domicilio delle persone con infezione da Covid19, per agevolare la comunicazione audio-video a distanza (anche tra pazienti e familiari considerando la chiusura al pubblico degli ospedali), e per assicurare continuità di cura a chi è tornato a casa o per tenere a casa i pazienti non critici, potendoli monitorare in continuità e potendo effettuare pre-triage remoti. 

Il mondo della salute digitale sta ricevendo una formidabile spinta, ma bisogna evitare che si determini uno sviluppo differenziato con servizi solo parziali; riteniamo infatti che solo tramite il supporto di opportuni servizi gestionali a domicilio si ottenga un percorso di assistenza e cura domiciliare che consenta di vicariare appieno le funzioni ospedaliere.

IN MM, azienda che opera da anni nel campo delle tecnologie informatiche e della comunicazione applicate alla medicina assistite da intelligenza artificiale, ritiene che le nuove tecnologie rappresentino un’opportunità per migliorare l’assistenza e le cure sia delle persone con infezione da Covid19, che dei malati con patologie croniche invalidanti.

IN MM è oggi in grado di offrire una piattaforma digitale che aumenta l’autonomia dei pazienti integrando:

  • i sistemi di monitoraggio dei parametri vitali, home health monitoring, mediante kit sanitari a domicilio formati dai dispositivi medici e i relativi accessori connessi a dispositivi dedicati;
  • la connessione con piattaforme di collaborazione clinica, clinical collaboration platform, per le situazioni più complesse e articolate di teleconsulenza con i medici che rendono possibile la condivisione di dati clinici e di immagini diagnostiche per second opinion e analisi delle banche radiologiche ed ecografiche provenienti dai sistemi PACS per la comparazione di esami mediante un’ampia gestione del flusso di lavoro, determinando una interoperabilità integrata con scambi basati su standard (IHE, DICOM, ecc.);
  • il teleconsulto e la televisita medica.

IN MM risponde a questa sfida con GENUS kit, una soluzione innovativa che offre la possibilità di monitorare in continuo i parametri vitali del paziente e di trasferirli su piattaforme di telemedicina consentendo ai sanitari un controllo immediato a distanza del suo stato clinico. Se i parametri fuoriescono dal range di normalità, gli allarmi consentono una immediata presa visione a distanza del problema da parte del servizio di controllo, mentre la loro rilevazione e inserimento nella cartella elettronica consente la valutazione dell’andamento della patologia e l’entità delle sue modificazioni. Il medico integrando quest’analisi con la visita per teleconsulto può offrire risposte rapide e assistere il paziente da remoto.

IN MM integra la propria offerta con uno specifico servizio professionale di assemblaggio, configurazione, test e gestione nel tempo, oltre che di consegna a domicilio, ritiro e sanificazione dei kit sanitari. GENUS kit è facilmente trasportabile, facile da usare ed è supportato da un servizio di assistenza tecnica e sanitaria per la formazione all’utilizzo e alla verifica della raccolta dati e per i processi di sanificazione.

Ecco l’Ambulanza anti-contagio

Brevettata dalla bondenese Menghini, riesce ad isolare i pazienti ‘infetti’.

Condividiamo l’articolo uscito sull’edizione de Il Resto del Carlino – Ferrara di giovedì 31 maggio 2018, pagina di Bondeno e Alto Ferrarese, a firma di Claudia Fortini. L’articolo evidenzia l’utilità e l’efficacia del mezzo di soccorso brevettato da INMM srl di Ferrara, per il trasporto in biocontenimento – ovvero isolando il paziente potenzialmente infetto da chi lo circonda e contenendo di fatto il rischio di infezioni. Il mezzo è in dotazione alla CRI sezione di Catania. È doveroso aggiungere che il Dott. Daniele Pazzi è coautore del brevetto.

Bio Ambulance

La difesa sperimenta nuove tecnologie per emergenze sanitarie in zona di operazioni – Progetto MiTAKA

Nella caserma “Artale” della Cecchignola, ha avuto luogo la presentazione di un nuovo sistema di telemedicina denominato MiTAKA (Military – Tablet Aid – Kombat Area) che consentirà lo studio e monitoraggio del paziente da parte del soccorritore militare che si trova, per primo, a fronteggiare le emergenze sia nei teatri operativi sia in Patria durante le attività addestrative.

La presentazione è avvenuta presso la Scuola di Sanità e Veterinaria Militare dell’Esercito, alla presenza del generale di Corpo d’Armata, Federico Marmo comandante dell’Ispettorato Generale della Sanità Militare (IGESAN) nel corso del convegno nazionale “ Il Sistema di emergenza-Urgenza in Italia”, organizzato dalla Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi (FIMEUC) il 29 e 30 novembre.
Si tratta di uno strumento tecnologico realizzato grazie alla collaborazione con la “In manibus meis”, azienda italiana che sviluppa software ed hardware per gli interventi nelle grandi emergenze. Un dispositivo di ultima generazione ancora in fase di sperimentazione e perfezionamento che presto potrebbe essere adottato dalla Difesa per agevolare sensibilmente le prime operazioni di soccorso ai feriti.

L’Artiglieria Controaerei va in scena a Foce Verde

Le esercitazioni sono l’atto finale di un ciclo addestrativo, la messa in pratica delle nozioni apprese in aula, sono tanti piccoli tasselli di azioni ripetute a memoria che insieme compongono un puzzle complesso. La complessità ci dà poi la misura o il livello di efficienza raggiunta e, nel caso di unità militari, il livello di capacità operativa.

Maggiori informazioni

Quella messa in campo ieri dal 17° Reggimento “Sforzesca”, comandato dal Colonnello Ignazio Lax, è stata una esercitazione molto complessa, di cluster controaerei,  che ha sottolineato non solo l’eccellente preparazione tecnica e professionale del personale, ma soprattutto la loro grande versatilità.

Circa 500 uomini e donne hanno dato vita ad una serie di atti tattici inseriti in un contesto d’intervento NATO a favore di un Paese membro invaso, in cui la componente controaerei aveva il compito di difendere l’aeroporto e il Comando Brigata, con i sistemi a corto (Skyguard/Aspide) e medio raggio (SAMP-T), e realizzare, con la componente anfibia (Stinger), un ombrello controaerei a copertura di una testa di ponte.

Oltre ad operare su sistemi e apparecchiature ad altissima tecnologia, proprie della specialità controaerei, il personale ha dato dimostrazione di aver assimilato il modus operandi di altre specialità della Forza Armata, nella cosiddetta funzione duale: di controaerei e di fanti. E’ stato il caso dell’evacuazione di feriti con elicottero (Medevac) a seguito di un attacco terroristico, della testa di sbarco in profondità e dello sbarco della componente anfibia.

Nel primo caso è stato anche sperimentato con successo il sistema MITAKA (Military Italian Thought Aid Kombat Area) prodotto dalla INMM di Ferrara. Si tratta di un tablet attraverso cui il soccorritore militare, rispondendo ad una serie di domande del tipo a scelta (Si o NO), compila un modulo che, attraverso un algoritmo standard NATO, assegna al ferito il codice colore di gravità e fornisce al centro ospedaliero, via data link, tutte le informazioni necessarie prima che il paziente arrivi. Questa procedura può contribuire a salvare la vita di un ferito grave.

Il soccorritore militare è una figura professionale altamente specializzata attraverso uno specifico corso basico di medicina aeronautica e spaziale della durata di 4 settimane presso l’Istituto di Perfezionamento e Addestramento in Medicina Aeronautica e Spaziale dell’Aeronautica Militare (IPAMAS). Corso che alcuni militari del 17° hanno frequentato.

fast ropePer la testa di sbarco in profondità è stata schierata una squadra di 12 uomini, calati da un elicottero NH 90 con la tecnica del Fast Rope, con il compito di bonificare, cioè mettere in sicurezza l’area che successivamente è stata utilizzata per lo sbarco, sempre da un NH 90, di una sezione Stinger (4 posti tiro). Gli elicotteri sono stati forniti dal 1° Reggimento Antares dell’Aviazione dell’Esercito di Viterbo.

La seconda, ovvero lo sbarco della componente anfibia è avvenuta nella vicina spiaggia di Nettuno. Preceduti da 2 barchini per verificare le condizioni della spiaggia e da cui sono sbarcati per la messa in sicurezza 2 squadre di 6 uomini ciascuna, sono seguiti 8 gommoni Zodiac, da cui sono sbarcati gli uomini che hanno acquisito la testa di ponte.

Come ha sottolineato il Comandante del Comando Artiglieria Controaerei, Generale Cesare Alimenti, gli uomini e le donne “controaerei” oltre a costituire una punta di vanto della Forza Armata, perché inseriti in un contesto altamente informatizzato e con materiale tecnologicamente avanzato, sono impiegati in varie operazioni sia sul territorio nazionale (es.: strade sicure) sia all’estero. In particolare il 17° Rgt ha più volte operato in Kosovo, ma molti altri militari sono impiegati nei diversi Teatri Operativi (Libia, Libano, Afghanistan, etc.) sotto forma di augmenties ovvero non come unità organica ma singoli specializzati.

Oltre quella odierna, presso il poligono di Biscarosse, si è appena conclusa un’esercitazione congiunta svolta insieme ai colleghi dell’aeronautica francese che dispongono dello stesso sistema d’arma SAMP-T. L’attività è culminata con il lancio contemporaneo di un missile italiano ed uno francese che hanno abbatto, centrandoli, i radiobersagli che simulavano rispettivamente una minaccia aerea e quella di un missile balistico.

Tutto ciò non è che la testimonianza concreta della preparazione dei nostri militari, ad ogni livello: Ufficiali, Sottufficiali e Volontari”, ha concluso il Generale Alimenti.

di Vito Di Ventura

Le esercitazioni sono l’atto finale di un ciclo addestrativo, la messa in pratica delle nozioni apprese in aula, sono tanti piccoli tasselli di azioni ripetute a memoria che insieme compongono un puzzle complesso. La complessità ci dà poi la misura o il livello di efficienza raggiunta e, nel caso di unità militari, il livello di capacità operativa. Quella messa in campo ieri dal 17° Reggimento “Sforzesca”, comandato dal Colonnello Ignazio Lax, è stata una esercitazione molto complessa, di cluster controaerei,  che ha sottolineato non solo l’eccellente preparazione tecnica e professionale del personale, ma soprattutto la loro grande versatilità. Circa 500 uomini e donne hanno dato vita ad una serie di atti tattici inseriti in un contesto d’intervento NATO a favore di un Paese membro invaso, in cui la componente controaerei aveva il compito di difendere l’aeroporto e il Comando Brigata, con i sistemi a corto (Skyguard/Aspide) e medio raggio (SAMP-T), e realizzare, con la componente anfibia (Stinger), un ombrello controaerei a copertura di una testa di ponte. Oltre ad operare su sistemi e apparecchiature ad altissima tecnologia, proprie della specialità controaerei, il personale ha dato dimostrazione di aver assimilato il modus operandi di altre specialità della Forza Armata, nella cosiddetta funzione duale: di controaerei e di fanti. E’ stato il caso dell’evacuazione di feriti con elicottero (Medevac) a seguito di un attacco terroristico, della testa di sbarco in profondità e dello sbarco della componente anfibia. Nel primo caso è stato anche sperimentato con successo il sistema MITAKA (Military Italian Thought Aid Kombat Area) prodotto dalla INMM di Ferrara. Si tratta di un tablet attraverso cui il soccorritore militare, rispondendo ad una serie di domande del tipo a scelta (Si o NO), compila un modulo che, attraverso un algoritmo standard NATO, assegna al ferito il codice colore di gravità e fornisce al centro ospedaliero, via data link, tutte le informazioni necessarie prima che il paziente arrivi. Questa procedura può contribuire a salvare la vita di un ferito grave. Il soccorritore militare è una figura professionale altamente specializzata attraverso uno specifico corso basico di medicina aeronautica e spaziale della durata di 4 settimane presso l’Istituto di Perfezionamento e Addestramento in Medicina Aeronautica e Spaziale dell’Aeronautica Militare (IPAMAS). Corso che alcuni militari del 17° hanno frequentato. Per la testa di sbarco in profondità è stata schierata una squadra di 12 uomini, calati da un elicottero NH 90 con la tecnica del Fast Rope, con il compito di bonificare, cioè mettere in sicurezza l’area che successivamente è stata utilizzata per lo sbarco, sempre da un NH 90, di una sezione Stinger (4 posti tiro). Gli elicotteri sono stati forniti dal 1° Reggimento Antares dell’Aviazione dell’Esercito di Viterbo. La seconda, ovvero lo sbarco della componente anfibia è avvenuta nella vicina spiaggia di Nettuno. Preceduti da 2 barchini per verificare le condizioni della spiaggia e da cui sono sbarcati per la messa in sicurezza 2 squadre di 6 uomini ciascuna, sono seguiti 8 gommoni Zodiac, da cui sono sbarcati gli uomini che hanno acquisito la testa di ponte. Come ha sottolineato il Comandante del Comando Artiglieria Controaerei, Generale Cesare Alimenti, gli uomini e le donne “controaerei” oltre a costituire una punta di vanto della Forza Armata, perché inseriti in un contesto altamente informatizzato e con materiale tecnologicamente avanzato, sono impiegati in varie operazioni sia sul territorio nazionale (es.: strade sicure) sia all’estero. In particolare il 17° Rgt ha più volte operato in Kosovo, ma molti altri militari sono impiegati nei diversi Teatri Operativi (Libia, Libano, Afghanistan, etc.) sotto forma di augmenties ovvero non come unità organica ma singoli specializzati. Oltre quella odierna, presso il poligono di Biscarosse, si è appena conclusa un’esercitazione congiunta svolta insieme ai colleghi dell’aeronautica francese che dispongono dello stesso sistema d’arma SAMP-T. L’attività è culminata con il lancio contemporaneo di un missile italiano ed uno francese che hanno abbatto, centrandoli, i radiobersagli che simulavano rispettivamente una minaccia aerea e quella di un missile balistico. “Tutto ciò non è che la testimonianza concreta della preparazione dei nostri militari, ad ogni livello: Ufficiali, Sottufficiali e Volontari”, ha concluso il Generale Alimenti.

di Vito Di Ventura ItalNews.info

Progetto MITAKA. Nuova tecnologia a supporto dei soccorsi sanitari in emergenza

Presentato in occasione del II Congresso Nazionale della Federazione Italiana Medicina di Emergenza-Urgenza e delle Catastrofi, il “Progetto MiTAKA”, sistema informatico di supporto operativo al soccorso sanitario in emergenza per il Soccorritore Militare e per il personale sanitario, realizzato sulle specifiche linee guida verificate dal Reparto Addestrativo della Scuola di Sanità e Veterinaria dell’Esercito, in aderenza con i protocolli operativi della NATO.

Maggiori informazioni

MiTAKA (Military – Tablet Aid – Kombat Area),  strumento tecnologico realizzato grazie alla collaborazione con la “In manibus meis”, azienda italiana che sviluppa software ed hardware per gli interventi nelle grandi emergenze, presto potrebbe essere adottato dalla Difesa per agevolare sensibilmente le prime operazioni di soccorso ai feriti.

Il sistema si basa sull’utilizzo di dispositivi hardware mobili (opportuni tablet e computer portatili, adatti e resistenti per l’impiego in campo, monitor multiparametrici per la rilevazione delle funzioni vitali del ferito da trasmettere alla prima postazione medica disponibile) integrati di applicativi software, di cui dotare il personale sanitario militare in zona di operazione.
Costituito da un’applicazione per Tablet e da un’interfaccia web di gestione e visualizzazione dei dati, il progetto rappresenta un innovativo sistema di comando e controllo sanitario di teatro, specifico per le esigenze operative dei soccorritori militari e del personale sanitario in particolare

L’applicazione, realizzata per tablet, offre le seguenti funzionalità:

  • Assegnazione di un codice alfanumerico univoco, generato direttamente dall’applicazione, per l’identificazione dei pazienti che, applicato sulle schede di Triage in uso al team di soccorso, consente il controllo preciso della posizione del paziente dal suo primo soccorso fino alla destinazione finale, all’interno della catena di evacuazione e trattamento sanitario.
  • Flow-chart elettronica per le operazioni di triage delle vittime (supporto decisionale o aide memoire) al soccorritore militare, progettata secondo gli algoritmi NATO e con la possibilità di raccogliere informazioni da rendere disponibili in tempo reale, ad ogni membro del team di soccorso.
  • Integrazione e scambio di dati/informazioni elettroniche in tempo reale con il server (normalmente collocato presso il Role 1 – Posto Medico Avanzato) con messaggio “Nine Line”, includendo le informazioni fondamentali, quali, l’attrezzatura necessaria per facilitare le operazioni di evacuazione medica.
  • Raccolta incrementale dei dati clinici sui pazienti a vantaggio di tutte le complesse operazioni di soccorso sul campo.
  • Visualizzazione in specifiche schede aggiornabili di ogni paziente soccorso sul campo, da parte della figura professionale più qualificata in teatro, per un più efficace impiego delle risorse disponibili e per riservare controlli clinici più approfonditi ai pazienti critici, in aree dedicate (Area Sicura/MTF).
  • Possibilità di collegamento alla rete internet per trasmissione di tutti i dati a distanza.

“Progetto Mitaka”: ricadute sull’impiego operativo

  1. In uno scenario operativo, il ferito a terra, porterà con sé tutte le informazioni relative al suo soccorso, ritenute necessarie, dal primo intervento sul campo ai livelli successivi di trattamento.
  2. Garanzia di un’unica metodologia di intervento e di gestione delle attività di soccorso,  unita ad una memorizzazione immediata di tutte le informazioni utili per il corretto svolgimento delle operazioni.
  3. Costante disponibilità dei dati per eventuali processi di debriefing successivi.

L’impiego del Sistema MiTAKA, adeguatamente attrezzato e supportato per l’impiego in operazione, consentirà una ottimizzazione e una razionalizzazione dei costi di gestione di un intervento sanitario complesso, permettendo:

  • di avere un’immediata fotografia della situazione dell’ incidente sul campo per “livelli di complessità incrementali” e di acquisire “in tempo reale” i dati completi sui pazienti da trattare (numero dei feriti e loro condizioni cliniche/codici colore di gravità), oltre che sugli operatori coinvolti;
  • di mobilitare e di attivare i mezzi di soccorso e di evacuazione in rispondenza alle reali necessità, potendone monitorare l’attività e sapendo costantemente chi stia trasportando un certo mezzo, chi sia l’operatore e quali siano le condizioni del paziente;
  • di richiedere l’attivazione e l’utilizzo solo dei presidi sanitari e delle strutture realmente necessari, eliminando così inutili sprechi di risorse materiali e umane e del fattore più importante in un intervento sanitario, il tempo.

Il video della presentazione del “Progetto MiTAKA” è disponibile su Difesa WebTv, facendo click qui.

Link all’articolo